Foto: archivio privato di Claes Hultling

LA STORIA DI CLAES HULTLING

L’ideatore della Fondazione Spinalis è da molti considerato il Christopher Reeve svedese. Dopo aver riportato gravi lesioni alla spina dorsale ha deciso di dedicare la sua vita a promuovere il miglioramento della riabilitazione e alla ricerca sulle lesioni del midollo spinale.

Claes Hultling è fondatore e medico attivo della Fondazione Spinalis e della clinica specialistica per persone malate di lesioni del midollo spinale presso la Rehab Station Stockholm . La Spinalis è una fondazione pubblica il cui obiettivo è quello di promuovere lo sviluppo e la rierca nel campo delle lesioni del midollo spinale.

La storia della Spinalis ha inizio nel 1984, quando Claes Hultling, dopo essersi tuffato in mare, andò a sbattere contro una pietra, riportando una grave frattura al collo che lo ha lasciato paralizzato dal petto in giù. Al momento dell’infortunio lavorava come anestetista presso l’Ospedale Universitario Karolinska. Non ci mise tanto a capire che con il collo rotto sarebbe stato molto difficile continuare a lavorare come anestetista, ma allo stesso tempo comprese che le sue competenze e la sua esperienza di vita potevano risultare di grandissimo aiuto a tutti coloro che soffrivano di lesioni del midollo spinale. Da qui nasce la sua decisione di dedicare la propria esistenza alla riabilitazione delle personne affette da una tale patologia.

Un tuffo mortale in mare

«Tutto è iniziato l’ulmito giorno di maggio del 1984. Avevo 30 anni e lavoravo in terapia intensiva come anestetista presso l’Ospedale Universitario Karolinska. Con alcuni colleghi del reparto decidemmo di salire a bordo di una nave passeggeri che partiva dal centro di Stoccolma e di andare su uno degli isolotti che formano l’arcipelago. Una volta arrivati, prima di cena, avevo visto che avevo abbastanza tempo per farmi velocemente un bagno e ovviamente ne approfittai. Mi tuffai una prima volta senza problemi, ma la seconda andai a sbattere contro una costruzione in cemento che doveva servire da rinforzo al molo che stavano costruendo. In seguito a quell’incidente sono rimasto paralizzato al 100% e non nego di aver toccato letteralmente il fondo. Era come se tutta la vita mi fosse passata davanti agli occhi in un attimo e ricordo che, più che essere disperato, ero triste. Erano passati poco più di due minuti quando due miei amici medici mi hanno riportato in superficie salvandomi la vita. La prima cosa che ho detto è stata proprio “grazie per avermi salvato la vita”.

Il resto è una storia interessante che ha inizio quando l’équipe del Pronto Soccorso mi ha portato in elicottero (quello stesso elicottero su cui lavoravo prima dell’incidente) all’ospedale nel quale prestavo servizio e dove ho dovuto fare la stessa trafila a cui vengono sottoposti tutti i pazienti che hanno riportato una frattura al collo o alla spina dorsale.

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